«A chi si ama davvero»
Eleonora Duse
UN NOME PER UNA VITA
Un libro di MORANZONI
100 anni di teatro, cinema, radio e televisione
Scritto da Mario Moranzoni, nipote di Misa Mordeglia Mari, Un nome per una vita ripercorre un secolo di storia del cinema, del teatro, della radio e della televisione italiana attraverso l’eccezionale destino di Misa Mordeglia Mari e di suo marito, Febo Mari.
Dagli esordi sui palcoscenici milanesi alla collaborazione con Eleonora Duse, passando per l’età d’oro del cinema muto, gli studi dell’EIAR e le produzioni della RAI, quest’opera svela una storia familiare intimamente legata a quella dello spettacolo italiano.
Illustrato con fotografie, documenti, corrispondenza e materiali d’archivio inediti, il libro svela aneddoti ed episodi poco conosciuti, offrendo una testimonianza unica su cento anni di creazione artistica in Italia.
20.00 €
100 anni di storia...
Io, Mario Moranzoni, desidero ripercorrere 100 anni di storia del teatro, del cinema, della radio e della televisione attraverso il racconto di due grandi attori che hanno contribuito a questa storia, partendo dall’intervista concessa da Zia Misa.
In qualità di pronipote di Zia Misa, figlio di Gabriele Moranzoni, a sua volta figlio della sorella di Zia Misa, mia nonna Michela, credo di aver assistito a molti anni della vita di Zia Misa, che veniva soprannominata «la zia di tutti».
Un patrimonio da scoprire
Carissimi zia Misa e zio Miso, sono ormai molti anni che ci avete lasciato, e il tempo, lungi dall’offuscare il vostro ricordo, non fa che renderlo sempre più vivo. Il vostro ricordo è sempre presente in molti momenti della mia vita ed è per questo che ci tenevo a rendervi omaggio, in particolare a te, zia Misa, donna eccezionale che rimane un punto di riferimento, un esempio di forza, di volontà, di determinazione, di equilibrio morale, di benevolenza umana, insomma «un’arte di vivere».
Ecco perché ho scelto l’intervista che zia Misa aveva concesso alla televisione nel 1984 per la trasmissione «Torino, Una Donna», condotta da Edmo Fenoglio. Penso che oggi sia giunto il momento di dedicare il tempo necessario a raccontare il tuo amore e il ricordo che lasci alla nostra famiglia attraverso il mio libro e questo sito. Ogni volta che passo dal cimitero di Celle Ligure e mi occupo della tua tomba, un torrente di ricordi ed eventi invade la mia mente.
Ho quindi pensato che, partendo dalle domande di Edmo e dalle risposte di zia Misa, si potesse scrivere un libro che ripercorra i 100 anni della vostra vita dedicata al teatro, al cinema, alla radio e alla televisione.
Ricordi d'infanzia...
Allo stesso tempo, mi tornano in mente ricordi meravigliosi. Quando, da bambino, frequentavo ancora Torino e la casa di zia Misa, certe sere andavamo a teatro, in particolare al Teatro
di Macario, proprio dietro casa. Alla fine dello spettacolo, con grande discrezione, andavamo a salutare il grande attore; zia Misa veniva presentata dalla moglie di Macario, che la annunciava. L’incontro a cui assistevo era una magnifica scena teatrale che ricordo ancora con grande nostalgia: ero un ragazzino che guardava da
la porta del camerino appena socchiusa e, alle parole «
Commendatore»!!!, Macario baciava mia zia Misa con tanto amore e rispetto! Era una scena davvero commovente!
E poi, che dire degli incontri che mia zia Misa faceva in treno?
Ebbene sì, viaggiava molto in treno, da Torino a Stromboli e a Milano. A volte raccontava, con molta discrezione, di essere un’attrice, e alcune persone si ricordavano della sua voce, quella che narrava gli spettacoli teatrali alla radio la domenica mattina. Zia Misa era capace di negare che fosse lei!!!
«E i suoi Misate»? Mentre usciva dagli edifici della RAI a Torino e aspettava il tram per tornare a casa. Immersa nei suoi pensieri, il tempo passava finché gli uscieri dell’edificio, che la conoscevano molto bene, le si avvicinarono e le dissero che il tram non passava più per quella strada e che quindi la fermata era stata soppressa. Che meraviglia, zia Misa, la vera zia di tutti.
Che dire di quei momenti in cui la accompagnavo al cimitero di Celle Ligure partendo da Milano con la mia Fiat 500, già un po’ datata, e in cui, sorpresi dalla pioggia, dovevamo fermarci sotto i ponti. Mia zia, per nulla infastidita, anzi divertita dall’acqua che ormai saliva dal pavimento dell’auto, non smetteva di sollevare i piedi, di appoggiarli al centro dell’abitacolo vicino alla leva del cambio e di ridere di cuore di quella avventura: era fantastica! Sempre allegra, gentile e sempre pronta a fare del bene.
Ma i ricordi non svaniscono. Quando ero ancora bambino, trascorrevo parte delle mie vacanze nella sua villa a Celle Ligure con la nostra adorabile Nina, e andavo con lei in spiaggia; ma c’era anche un canale che portava l’acqua dalla collina fino al mare. Naturalmente, i bambini giocavano in quell’acqua molto fredda, rischiando di ammalarsi.
Dopo avermi chiesto più volte di uscire dall’acqua e visto che non obbedivo, mia zia interveniva con fermezza. Mi prendeva per mano e mi «accompagnava» a casa nonostante i miei capricci e le mie urla. Non si arrabbiava, ma diceva semplicemente alla gente che ero malata e che quindi dovevo tornare a casa. Una volta arrivati, mi metteva a letto, chiudeva le persiane e, con l’aiuto della nostra adorabile Nina, mi lasciava riflettere sul motivo per cui tutto ciò fosse successo. Oggi posso davvero dire che era per il mio bene.
Che educazione fantastica!
«Un giorno farò uno scherzo a tutti quelli che mi scrivono per chiedermi un autografo: manderò loro davvero una mia foto. Ti immagini la delusione?…»






